TAIGA


"Taiga", sost. f. s., indica la grande foresta nordica (o boreale) che costituisce la più vasta formazione forestale continua della Terra. Si estende come una lunga fascia alle alte latitudini dell’emisfero nord: dal Canada all’Alaska, dalla Scandinavia alla Russia siberiana. È un ambiente dominante, ma poco appariscente, che occupa enormi spazi senza invadenza.


Distribuzione globale della taiga e del bioma
della foresta boreale, con le relative ecoregioni.
I dati utilizzati per la mappa e la citazione completa
sono disponibili in
Terrestrial Ecoregions of the World.
Autore: Mark Baldwin-Smith, 2/2/2012.

Dal punto di vista etimologico, la parola proviene dal russo тайга /taiga/, a sua volta di origine turco-mongola, con il significato di “foresta”, “zona boscosa fitta e selvaggia”. Il termine è entrato nelle lingue occidentali relativamente tardi, insieme alla conoscenza geografica e scientifica delle regioni siberiane, e ha finito per designare un bioma ben preciso, non semplicemente un bosco qualsiasi.

La taiga è caratterizzata prevalentemente da conifere: abeti, pini, larici. Sono alberi adattati a climi rigidi, a inverni lunghi e a terreni poveri, spesso gelati in profondità. Il sottobosco è limitato e specializzato: muschi, licheni, arbusti bassi, bacche stagionali. La biodiversità non è elevatissima, ma le specie presenti sono altamente adattate.

Il clima è marcatamente continentale: inverni molto freddi e prolungati, estati brevi ma relativamente miti. Questa forte stagionalità influisce su tutto l’ecosistema, dalla crescita delle piante ai cicli della fauna. Alci, orsi, lupi e linci sono tra gli animali più rappresentativi di questo ambiente, insieme a una grande varietà di uccelli migratori.

Più che un paesaggio “spettacolare”, la taiga è un paesaggio funzionale: vasto, uniforme, resistente. Non è mai stata una regione facile da colonizzare o sfruttare, e anche per questo ha conservato a lungo un equilibrio naturale relativamente stabile. 


Taiga siberiana.
Foto di
Elxwiki, 16/9/2011.

Oggi la taiga è considerata uno degli indicatori più sensibili del cambiamento climatico alle alte latitudini. Il riscaldamento globale procede qui a un ritmo superiore alla media mondiale, con effetti concreti: disgelo del permafrost, maggiore instabilità del suolo, aumento della frequenza e dell’intensità degli incendi, proliferazione di insetti parassiti che indeboliscono vaste aree forestali. In alcune regioni la taiga fatica a rigenerarsi e tende a trasformarsi in ecosistemi diversi. 

Pur restando un ambiente enorme e in parte ancora integro, la foresta boreale mostra oggi segni diffusi di stress, passando da stabile serbatoio di carbonio a possibile fonte di emissioni.

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