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Visualizzazione dei post da aprile, 2026

CALAF

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N. 4909 - Incroci obbligati 909135 Nel vasto repertorio dell'opera lirica, poche figure incarnano con altrettanta forza il fascino dell'audacia amorosa quanto Calaf, il principe ignoto che sfida il gelo impenetrabile della principessa Turandot. La sua storia, resa immortale da Giacomo Puccini nell'opera Turandot , affonda le radici in una tradizione più antica: le fiabe orientali rielaborate in Europa a partire dal Settecento, in particolare nella collezione Mille e un giorno di François Pétis de la Croix (1710–1712), fonte diretta della versione teatrale di Carlo Gozzi. Calaf è, anzitutto, un esule. Figlio del re tartaro Timur, ha perduto il trono e vaga in terre straniere, accompagnato dal padre ormai cieco e dalla fedele Liù. Ha conosciuto la caduta e l'umiliazione, ma conserva una fierezza interiore che non dipende più da corone o potere. In lui convivono due stati d'animo in conflitto: la prudenza di chi ha già pagato il prezzo dell'ambizione e una forza...

MONTEFELTRO

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N. 4908 - Incroci obbligati sillabici 908101 Vi sono state casate nobiliari capaci di lasciare il segno per periodi più o meno lunghi. I Montefeltro hanno impresso la loro orma su un'intera città per oltre tre secoli, trasformando una piccola signoria dell'Appennino marchigiano in uno dei centri più luminosi del Rinascimento italiano. Le origini della casata risalgono al XII secolo, quando un ramo della famiglia dei conti di Carpegna si staccò dal ceppo principale e si insediò nel castello di Monte Copiolo, nella Valmarecchia. Da quel castello prendono il nome: Montefeltro è tradizionalmente interpretato come il monte dei Feretrani, la gente di San Leo, l'antica Mons Feretri . Il primo antenato storicamente documentato è Montefeltrano I, vissuto tra il 1135 e il 1202; i suoi figli Buonconte e Taddeo fondarono la Contea del Montefeltro, estendendo progressivamente il dominio verso nord, fino a comprendere Urbino. Nel 1226, l'imperatore Federico II concesse loro il feud...

DI'

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N. 4907 - Crittografia 90708 Voce del verbo dire , modo imperativo, tempo presente, seconda persona singolare: "Di' la verità!", "Di' quello che pensi!". La grafia corretta è con l'apostrofo, poiché si tratta di un troncamento — ma non, come molti credono, del presunto imperativo dici , voce verbale che in italiano non esiste. La forma di' deriva direttamente dal latino dic , che perde soltanto la consonante finale. Il fatto che dici  sia usato come imperativo in alcuni dialetti meridionali, — soprattutto in siciliano e napoletano — ha alimentato l'equivoco che di' ne sia l'apocope. In realtà è il contrario: è la percezione di di' come forma "accorciata" che ha indotto molti a ricostruire un inesistente dici come forma piena. A ciò si aggiunga l'analogia con gli imperativi di altri verbi — come, p.es.  leggi , prendi , senti — che coincidono con la seconda persona dell'indicativo, rendendo dici una forma che ...

ARIO

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N. 4906 - Incroci obbligati 906137 Poche figure nella storia della cristianità hanno avuto il singolare privilegio di dare il proprio nome a un'eresia destinata a turbare la Chiesa per secoli. Ario — in greco Ἄρειος / Áreios / — nacque intorno al 250 in Libia, probabilmente di stirpe berbera; il padre si chiamava Ammonio, e di lui non sappiamo altro. Della sua giovinezza ci restano pochi indizi: studiò ad Antiochia sotto Luciano, teologo celebre e futuro martire, dal quale avrebbe assorbito — secondo i detrattori — il germe delle sue idee eterodosse. Ma è un'accusa che ha il sapore della polemica retrospettiva: lo stesso Luciano non risulta aver mai sostenuto le tesi che verranno poi attribuite al discepolo. Trasferitosi ad Alessandria, Ario entrò nel clero locale seguendo un percorso tutt'altro che lineare. Partecipò allo scisma di Melezio contro il vescovo Pietro, poi si riconciliò, fu ordinato diacono e infine presbitero nel 313, ottenendo la cura della parrocchia di B...