TZARA


Samuel Rosenstock nacque il 16 aprile 1896 a Moinești, cittadina della Moldavia romena, in una famiglia ebraica benestante. Da ragazzo frequentò a Bucarest un liceo francofono, dove si appassionò alla poesia simbolista e strinse amicizia con Ion Vinea e il pittore Marcel Janco. Insieme a loro fondò nel 1912 la rivista «Simbolul», firmando i primi versi con lo pseudonimo Samyro — anagramma parziale di Samy Rosenstock.

Ma il giovane poeta cercava letteralmente di farsi un nome. Tra il 1913 e il 1915 esitò fra diversi pseudonimi prima di approdare a quello definitivo: Tristan Tzara. Sull'origine si è discusso a lungo: secondo la versione più diffusa, si tratta di un gioco di parole dal romeno trist în țară, cioè «triste in patria». Lo adottò legalmente nel 1925, ma lo usava già da un decennio.

Nel 1915, in piena guerra mondiale, Tzara lasciò la Romania per Zurigo, dove si iscrisse alla facoltà di filosofia. La città pullulava di esuli, pacifisti e spiriti inquieti. Lì ritrovò Janco e conobbe il poeta tedesco Hugo Ball e la sua compagna Emmy Hennings. Nel febbraio 1916, Ball affittò una sala nella Spiegelgasse e la battezzò Cabaret Voltaire: nasceva il luogo mitico dell'avanguardia novecentesca.

Le serate erano un misto esplosivo di poesia simultanea, musica percussiva, maschere e provocazioni calcolate. Tzara recitava versi, incorporava ritagli di giornale, frammenti sonori e frasi che imitavano lingue africane. Non si trattava più di letteratura in senso tradizionale, ma di un atto performativo che mirava a scardinare ogni aspettativa. Rispetto alla linea più moderata di Ball, Tzara incarnò fin dall'inizio l'ala più radicale e nichilista del movimento.


Ritratto di Tristan Tzara,
olio su tela di Robert Delaunay, 1923.
Museo Nacional,
Centro de Arte Reina Sofía, Madrid.


Nel 1917 fondò la rivista «Dada», strumento clandestino e graficamente innovativo che trasformò un esperimento zurighese in un fenomeno internazionale. Il 23 luglio 1918 lesse il celebre Manifeste Dada 1918, testo incendiario che raggiunse André Breton a Parigi e gettò il ponte fra il Dada svizzero e l'avanguardia parigina.

Al centro del pensiero di Tzara stava un'idea tanto semplice quanto dirompente: l'arte non deve significare, non deve servire, non deve compiacere. Rifiutava la logica, la tradizione, i valori borghesi e nazionalisti che avevano condotto l'Europa alla catastrofe bellica. Di qui la famosa «ricetta» per comporre una poesia dadaista: ritagliare le parole di un articolo di giornale, infilarle in un sacchetto, estrarle a caso e trascriverle nell'ordine in cui escono.

Fra le opere del periodo spiccano La première aventure céleste de Monsieur Antipyrine (1916), Vingt-cinq poèmes (1918) e la raccolta teorica Sept manifestes dada (1924).

Nel 1919 Tzara si trasferì a Parigi, ma le divergenze con Breton — che intendeva incanalare l'energia di Dada nel Surrealismo — portarono alla rottura del 1922. Col tempo, tuttavia, anche Tzara si avvicinò a una scrittura più lirica: L'homme approximatif (1931) ne segnò la svolta.

L'impegno politico lo accompagnò fino alla fine. Combatté nella guerra civile spagnola, collaborò con la Resistenza francese durante l'occupazione, e aderì al Partito comunista — salvo distaccarsene nel 1956 dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria. Morì a Parigi il 25 dicembre 1963.

La sua influenza si estende ben oltre il Dadaismo: la tecnica del cut-up fu ripresa dalla Beat Generation, e riecheggia ancora nella grafica, nella musica e nell'arte performativa contemporanea. Quel ragazzo di Moinești che si volle «triste in patria» finì per essere libero ovunque.


Tristan Tzara, Sans titre,
gouache, acquerello e matita su carta,
19,7 × 25,6 cm, 1922 (firmato 1931).
Collezione privata.

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