RODILEGNO


C'è qualcosa di quasi narrativo nel sostantivo sing. m. "rodilegno": un composto trasparente, senza fronzoli, che racconta già tutto in quattro sillabe. Rode (dal latino rōdere, logorare con i denti frammento dopo frammento) e legno, la materia prima, il corpo della sua vittima vegetale.

Il rodilegno — nella sua accezione più stretta, il Cossus cossus della famiglia dei Cossidi — è un lepidottero, vale a dire, a tutti gli effetti, una farfalla. Una farfalla notturna grossa e robusta, di color grigio nocciola, con le ali anteriori delicatamente variegate, che raggiunge un'apertura alare di 70-90 millimetri.  

La farfalla adulta, di notte, vola silenziosa tra gli olmi, i frassini, i salici; di giorno, posata sui tronchi immobile e silenziosa, scompare letteralmente alla vista. Il grigio nocciola delle ali, le sottili striature scure, la texture quasi granulosa — tutto concorre a riprodurre con fedeltà sorprendente la corteccia su cui riposa. È mimetismo criptico nella sua forma più riuscita: l'insetto non si nasconde vicino all'albero, si trasforma nell'albero. Dentro, allo stadio larvale, ne consuma il legno; fuori, da adulto, ne indossa la pelle. Un'appartenenza totale, quasi inquietante.

Rodilegno rosso (Cossus cossus). Immagine tratta da agraria.org. La livrea grigio-nocciola mima fedelmente la corteccia degli alberi su cui l'insetto adulto riposa di giorno.

Ma è l'esistenza della larva che conta, e che lascia il segno. La femmina depone le uova nella corteccia dei tronchi, negli anfratti della scorza, nelle ferite già aperte dalla vita o dal caso. E lì, nell'oscurità del legno vivo, nasce la larva: rossastra sul dorso, ocra sul ventre, con il capo scuro come una piccola maschera. Per mesi e perfino per anni, in certi casi, quella larva scava. Scava pazientemente, con metodicità impressionante, aprendo gallerie lunghe e tortuose che privano la pianta della sua linfa, indeboliscono i rami, li lasciano fragili come carta bagnata sotto il peso della neve o dei frutti. Poi, quando il momento arriva, la larva matura si trasforma in crisalide, e dopo qualche settimana è in grado di volare: la farfalla adulta emerge dalla pianta che ha consumato, indifferente al danno lasciato dietro di sé.

Il suo parente stretto, il rodilegno giallo (Zeuzera pyrina), è invece di colore chiarissimo, con macchie nere dai riflessi azzurrognoli: una farfalla notturna quasi elegante, che non sfigurerebbe su un campionario di tessuti e la cui larva, più piccola e di color giallo limone acceso, preferisce i rami giovani e apicali di meli, peri e olivi. Anche qui, stesso copione: le uova deposte nella corteccia, il buio del legno, le gallerie, il silenzio.

Va notata, nell'economia linguistica del nome, la sua descrittiva neutralità: nessuna riprovazione, nessuna enfasi sul danno.. Non divoralegno, non devastalegno, ma asetticamente rodilegno, con quel rodere che evoca qualcosa di metodico, quasi di meditativo. Lo stesso verbo che il vocabolario Treccani usa per l'aquila che rode i visceri di Prometeo: un'azione lenta, perpetua, inesorabile. Il rodilegno non distrugge d'impulso; consuma con pazienza, come fanno certi pensieri.

Un sinonimo antico, oggi quasi dimenticato, è perdilegno, a sua volta dodato di une certa qualità estetica, con quel perdere che in italiano conserva ancora il senso arcaico di rovinare, mandare in rovina. Chi rode, perde; chi perde, rode. La pianta è il campo di battaglia silenzioso di questa sinonimia.


Larva di rodilegno giallo
(Zeuzera pyrina).
Immagine tratta da
pinterest.com.

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