VENTO SOLARE
Il vento solare non è aria, ovviamente. È un flusso continuo di particelle cariche — elettroni, protoni e nuclei di elio — scagliate dalla corona solare a velocità che vanno da 400 a oltre 800 chilometri al secondo. La corona, lo strato più esterno dell'atmosfera del Sole, raggiunge temperature di milioni di gradi kelvin — assai più calda della superficie sottostante, che si ferma a circa 5.500 gradi. Questa sproporzione apparentemente assurda è uno dei grandi enigmi dell'astrofisica moderna: il cosiddetto problema del riscaldamento coronale, che non è ancora risolto in modo definitivo. Quel che è certo è che a quelle temperature, l'attrazione gravitazionale solare non basta a trattenere il plasma più energetico: le particelle si liberano e fuggono verso l'esterno, come vapore da una pentola aperta.
Fu il fisico Eugene Parker a ipotizzare formalmente l'esistenza del vento solare nel 1958, in un articolo accolto inizialmente con notevole scetticismo. Pochi anni dopo, le prime sonde spaziali ne diedero conferma diretta, e Parker — che aveva avuto la soddisfazione di vedere il fenomeno battezzato col suo nome (la sonda Parker Solar Probe, lanciata nel 2018, si è avvicinata al Sole più di qualunque veicolo nella storia) — visse abbastanza da assistere in prima persona alla conferma delle sue intuizioni più ardite.
Quando il vento solare raggiunge la Terra, non ci colpisce direttamente: il campo magnetico terrestre funge da scudo, deflettendo la maggior parte delle particelle e confinandole in strutture a forma di lacrima — la magnetosfera — che avvolge il pianeta come una bolla deformata dalla pressione. Ma non è uno scudo perfetto. Ai poli, dove le linee del campo magnetico convergono e si tuffano verso la superficie, le particelle riescono a penetrare: e qui nasce l'aurora boreale e australe, quell'incendio silenzioso di luce verde, rossa e viola che i popoli nordici hanno interpretato per millenni come presagio, danza degli spiriti, riflesso delle armature delle Valchirie.
Illustrazione delle interazioni Sole-Terra che influenzano il meteo spaziale. Si riconoscono, a sinistra, la struttura interna del Sole e un'espulsione di massa coronale; a destra, la magnetosfera terrestre con il caratteristico profilo asimmetrico — compressa dal vento solare sul lato diurno, allungata in una lunga coda sul lato notturno — e le particelle in ingresso attraverso le cuspidi polari.
(Crediti: NASA's Goddard Space Flight Center)
Non tutte le interazioni sono così poetiche. Le tempeste geomagnetiche — scatenate da eruzioni solari particolarmente violente, le cosiddette coronal mass ejections o CME — possono perturbare le reti elettriche, mandare in tilt i satelliti, disturbare le comunicazioni radio e compromettere i sistemi GPS. Il grande evento del 1989 lasciò al buio per nove ore l'intera provincia canadese del Québec. Quello del 1859, il famoso Evento Carrington, avvenne prima dell'era elettrica: si stima che se si verificasse oggi, le conseguenze per l'infrastruttura globale sarebbero catastrofiche.
Il vento solare non risparmia nessun pianeta. Su Marte, privo di un campo magnetico globale significativo, le particelle solari hanno eroso l'atmosfera nel corso di miliardi di anni, sottraendogli l'acqua e trasformando un mondo un tempo forse ospitale in un deserto irradiato. Venere, anch'esso senza magnetosfera, ha subito un destino simile per quanto riguarda l'idrogeno. Le comete devono la loro coda luminosa proprio al vento solare, che spinge le particelle di gas e polvere sempre in direzione opposta al Sole, indipendentemente dalla traiettoria del nucleo: per questo le code cometarie puntano sempre via dal Sole, anche quando la cometa si allontana.
Il vento solare soffia ininterrottamente da quando il Sole esiste, e continuerà a farlo per altri cinque miliardi di anni circa. Il punto dove la sua pressione cede definitivamente a quella del mezzo interstellare si chiama eliopausa: è il confine del regno del Sole, il limite oltre il quale lo spazio interstellare comincia sul serio. Le sonde Voyager 1 e Voyager 2, lanciate nel 1977, sono i soli manufatti umani ad averlo attraversato. Nell'attraversarlo, hanno portato con sé un disco d'oro inciso di suoni e immagini terrestri — nella remota eventualità che qualcuno, nelle profondità deglio spazi interstellari, sappia ancora cosa farsene.
Il vento soffia, dunque. Non lo si sente, non lo si vede, ma plasma i mondi.
Aurora boreale fotografata dall'astronauta Josh Cassada dalla Stazione Spaziale Internazionale il 28 febbraio 2023. In primo piano, i pannelli solari dell'ISS; sullo sfondo, il nastro luminoso verde che avvolge la curvatura terrestre, prodotto dalle particelle del vento solare intrappolate e convogliate verso i poli dal campo magnetico terrestre.
(Crediti: NASA/JSC — ISS Crew Earth Observations Facility)
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