CIMA DA CONEGLIANO


C'è un momento, nella pittura veneta di fine Quattrocento, in cui la luce smette di essere semplice illuminazione e diventa materia stessa del racconto. È il momento di Giovanni Battista Cima, detto da Conegliano dal nome della città trevigiana dove nacque intorno al 1459-1460. Questa data si ricava, non senza incertezza, da un estimo cittadino del 1473 in cui compare un "Joannes Cimator" quattordicenne, l'età in cui secondo le leggi della Serenissima si iniziava a pagare le tasse in proprio.

Della sua formazione non sappiamo quasi nulla: nessun documento racconta gli anni dell'apprendistato, e la sua prima opera datata risale soltanto al 1489, quando ormai si era trasferito a Venezia e vi aveva aperto bottega. Questo vuoto documentario ha probabilmente favorito la tendenza della critica a definirlo per confronto con altri artisti più che per la sua autonoma personalità: allievo, o comunque debitore, di Giovanni Bellini, fino al non proprio lusinghiero soprannome di «povero Bellini»; autore di una pittura che, nelle opere più mature, alcuni hanno ritenuto vicina alla solidità volumetrica di Masaccio, tanto da parlare di un «Masaccio veneziano».

Ma ridurre Cima a un'eco sarebbe un errore. Il suo contributo alla pittura veneta fu significativo, particolarmente nel campo dei paesaggi. Fu tra i primi, nella Venezia del suo tempo, a collocare le sue Madonne — ne dipinse a mezzo busto un numero considerevole, oggi sparse nei musei di tutto il mondo — entro scenari naturali elaborati, colline coneglianesi rese con una precisione quasi topografica, che aprono lo sfondo sacro a una luce diffusa e limpida, tipicamente prealpina. La sua opera firmata e datata più celebre, la cosiddetta Madonna dell'arancio (1496 circa, Gallerie dell'Accademia), mostra già questa caratteristica: la Vergine, di una compostezza quasi ieratica, si staglia contro un paesaggio che non è più fondale ma spazio abitato, respirabile.

Cima da Conegliano, Madonna col Bambino e i santi Girolamo e Ludovico da Tolosa (Madonna dell'arancio), 1496-1498, olio su tavola, 212 x 139 cm, Gallerie dell'Accademia, Venezia.

Cima si specializzò quasi esclusivamente nelle pale d'altare, lavorando per chiese e confraternite di Venezia e dell'entroterra: la Madonna dell'Orto e la pala di San Giovanni in Bragora restano tra le testimonianze più alte di uno stile coerente, fatto di armonia compositiva e di una serenità che rifugge l'espressività drammatica prediletta da altri contemporanei. Tra il 1500 e il 1515 la sua attività si estese anche all'Emilia — Parma, Bologna, Carpi — dove realizzò, tra le altre, la Madonna col Bambino tra i santi Michele Arcangelo e Andrea (1505), curiosamente attribuita nel Settecento, per una firma falsa, a Leonardo da Vinci.

Le rare firme autentiche che ci restano — Joannes, Baptista, Joannes Baptista Conelianensis — sono quasi un pudore, la traccia minima di un artista che affidò la propria voce non alla biografia, ma interamente alla luce dei suoi paesaggi.

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