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Visualizzazione dei post da luglio, 2026

ABELARDO

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N. 4922 - Incroci obbligati 22129 Nel villaggio bretone di Pallet, non lontano da Nantes, nacque nel 1079 un uomo destinato a incarnare, meglio di chiunque altro nel suo secolo, il dramma della ragione innamorata. Pietro Abelardo — Petrus Abaelardus — era figlio di un cavaliere, ma rinunciò presto alle armi per la dialettica, quell'arte del discutere e del confutare che nel XII secolo era ancora terreno di battaglie quasi cavalleresche, combattute a colpi di sillogismi davanti a folle di studiosi. Fu proprio la sua irrequietezza intellettuale a definirlo. Studiò con Roscellino, poi con Guglielmo di Champeaux a Parigi, del quale confutò pubblicamente la dottrina degli universali, provocando polemiche tali da costringerlo a insegnare altrove — a Melun, a Corbeil — finché non tornò trionfante nella capitale, dove aprì una propria scuola sulla collina di Sainte-Geneviève. Era, per sua stessa ammissione, orgoglioso fino alla tracotanza: un maestro che amava vincere le dispute più che ...

CIMA DA CONEGLIANO

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N. 4921 - Incroci obbligati 21144 C'è un momento, nella pittura veneta di fine Quattrocento, in cui la luce smette di essere semplice illuminazione e diventa materia stessa del racconto. È il momento di Giovanni Battista Cima, detto da Conegliano dal nome della città trevigiana dove nacque intorno al 1459-1460. Questa data si ricava, non senza incertezza, da un estimo cittadino del 1473 in cui compare un "Joannes Cimator" quattordicenne, l'età in cui secondo le leggi della Serenissima si iniziava a pagare le tasse in proprio. Della sua formazione non sappiamo quasi nulla: nessun documento racconta gli anni dell'apprendistato, e la sua prima opera datata risale soltanto al 1489, quando ormai si era trasferito a Venezia e vi aveva aperto bottega. Questo vuoto documentario ha probabilmente favorito la tendenza della critica a definirlo per confronto con altri artisti più che per la sua autonoma personalità: allievo, o comunque debitore, di Giovanni Bellini, fino al...

GUIDORICCIO DA FOGLIANO

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N. 4920 - Parole crociate senza schema 20135 Il visitatore della Sala del Mappamondo, nel Palazzo Pubblico di Siena, si trova davanti all'immagine di un cavaliere solitario, corazzato di rombi bianchi e neri, che avanza su un cavallo bardato, in un paesaggio brullo nel quale svettano due castelli. È Guidoriccio da Fogliano, capitano di ventura reggiano al soldo della Repubblica senese, colto — secondo la tradizione — nell'atto di dirigersi verso l'assedio di Montemassi nel 1328. L'affresco, attribuito a Simone Martini e datato tradizionalmente al 1330, è tra le immagini più riprodotte della pittura trecentesca italiana: la sua sagoma stagliata contro un cielo vuoto e scuro è diventata, per generazioni di manualisti, l'icona stessa del condottiero medievale. Ed è proprio questa fama a renderlo un caso esemplare di come la storia dell'arte proceda per accumulo di dubbi tanto quanto per certezze acquisite. Simone Martini (attribuzione discussa), Guid...

PTAH

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N. 4919 - Parole crociate senza schema 19142 Nel vasto pantheon dell'antico Egitto, Ptah si distingue per la sua acuta sottigliezza intellettuale. Demiurgo di Menfi, è un dio il cui culto affonda le radici nell'Antico Regno. La sua teologia, con sorprendente audacia speculativa, anticipa alcuni dei più alti concetti della filosofia greca e persino della teologia giovannea. Il nome Ptah (Ptaḥ) deriva probabilmente da una radice che significa "colui che apre", "colui che scolpisce" o "il modellatore": un'etimologia che rispecchia perfettamente la sua natura di artigiano cosmico, il dio che forgiò l'universo con le proprie mani come uno scultore cava dalla pietra la forma che già vi dimora. Non è casuale che i Greci lo identificassero con Efesto e i Romani con Vulcano: in lui convergono l'idea del fabbro divino e quella, più elevata, del pensiero che si fa materia. Menfi, sua città, sorgeva nel punto in cui il delta del Nilo si apre a ven...