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Visualizzazione dei post da giugno, 2026

IMPALMARE

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N. 4918 - Parole crociate senza schema 18138 Ci sono, nella lingua italiana, alcuni verbi che portano dentro di sé le radice di un gesto. Non una metafora consumata dall'uso, non un'immagine sbiadita, ma il gesto nella sua fisicità originaria — le mani, il contatto, il peso corporeo di una promessa. Impalmare  appartiene a questa categoria, e val la pena fermarcisi sopra. La storia comincia, com'è giusto, dalla mano. Palma — il latino palma , a sua volta forse imparentato con il greco παλάμη / palámē / — designava originariamente la superficie interna della mano aperta, quella con cui si tocca e si riceve. Dal sostantivo nasce il verbo, con il prefisso  in- (eufonico im- davanti alla p di palma ) ad indicare il contatto: impalmare è dunque, nel suo senso primigenio, congiungere palma contro palma. Non stringere la mano nel modo sbrigativo in cui lo facciamo oggi, ma appoggiarla pienamente alla mano dell'altro, lasciare che le due superfici si tocchino interamente. È...

MICERINO

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N. 4917 - Incroci in...super...abili 1795 A Giza, in Egitto, tre piramidi si guardano in ordine decrescente, come fratelli disposti per età. La più piccola — sessantacinque metri contro i centotrentotto della maggiore — è quella di Micerino, "Menkaura" nella lingua dei geroglifici: "stabili sono le anime di Ra". Faraone della IV dinastia, regnò nel terzo millennio avanti Cristo, ultimo dei grandi costruttori dell'altopiano, e la storia lo ha trattato con un riguardo che i suoi predecessori non ricevettero. Vale la pena soffermarsi un momento sul nome stesso, perché il suo percorso fino a noi è un piccolo viaggio linguistico. "Menkaura" — o più precisamente Men-kau-Ra , "stabili sono i ka di Ra", dove ka indica la forza vitale, l'energia spirituale di un essere — passò attraverso il greco di Erodoto, che lo trascrisse come Μυκερῖνος / Mykerînos /. Da lì, attraverso il latino e poi l'italiano, divenne Micerino: una di quelle metamorf...

ERPETOLOGIA

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N. 4916 - Parole crociate senza schema 16135 C'è qualcosa di antico e quasi perturbante nel movimento di un serpente che scivola sull'erba, o di una lucertola che scompare in un baleno tra le pietre assolate. Non sorprende che i Greci abbiano coniato per questo tipo di moto un verbo speciale: ἕρπω / hérpō / , "strisciare, avanzare con il ventre a terra". Da quel verbo nacque ἑρπετόν / herpetón /, "rettile", e da ἑρπετόν più il suffisso -λογία / -logía )/, "discorso, trattazione" (a sua volta da λόγος / lógos /, "parola, discorso, ragione"), si formò il termine "erpetologia", sost. f. s., la branca della zoologia dedicata allo studio dei rettili e degli anfibi. La parola porta in sé, fin nella sua struttura, l'immagine di questi animali: qualcosa che avanza rasente al suolo, fuori dalla verticale eretta degli esseri umani e persino dalla orizzontalità quadrupede dei mammiferi. Un moto laterale, discreto, a tratti invisibile...

CENOBITA

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N. 4915 - Parole crociate senza schema 15140 Cenob ì ta , sost. m. s. — quattro sillabe che portano in sé un'intera filosofia dell'esistenza. Il vocabolo discende dal tardo-latino  coenobīta , a sua volta calco del tardo-greco κοινοβίτης / koinobítes /, derivato di κοινόβιον / koinóbion /, ovvero «cenobio». E il cenobio, a sua volta, ci riporta alle radici greche di tutto: κοινός / koinós / («comune») e βίος /biós/ («vita») — la vita in comune, nella condivisione quotidiana della preghiera e del lavoro. Il cenobita è infatti il monaco che, nella tradizione cristiana, sceglie di vivere in comunità e non in solitudine, condividendo preghiera, lavoro e pasti. La parola è attestata in italiano in testi che risalgono ai primi decenni del Trecento. I primi monaci furono eremiti, anacoreti, che cercavano il contatto con Dio attraverso la completa solitudine. Fu San Pacomio (c. 292–348), generalmente considerato il fondatore del monachesimo cenobitico, a intuire che esisteva una ter...