ERPETOLOGIA
La parola porta in sé, fin nella sua struttura, l'immagine di questi animali: qualcosa che avanza rasente al suolo, fuori dalla verticale eretta degli esseri umani e persino dalla orizzontalità quadrupede dei mammiferi. Un moto laterale, discreto, a tratti invisibile.
L'erpetologia come vera scienza comincia con Aristotele, le cui osservazioni nell'Historia animalium e nel De partibus animalium mostrano quanto fossero già vaste e precise le sue idee sui rapporti tra i vari ordini di rettili, da lui distinti in quadrupedi ovipari (testuggini, coccodrilli, lacertili), serpenti e batraci. Un sistema rudimentale ma coerente, notevole per l'epoca.
Dopo Aristotele, l'erpetologia non sembra aver fatto alcun progresso per quattro secoli, e nelle opere di Plinio e Dioscoride si trovano per lo più notizie di applicazione medica. Nessun'opera rilevante si ha nel Medioevo, e solo con Konrad Gesner (1554) e Ulisse Aldrovandi (1640) si comincia a raccogliere un maggior numero di informazioni sulle varie specie di rettili, per quanto non sempre esatte e coordinate.
Val la pena soffermarsi su Aldrovandi: bolognese, naturalista di straordinaria prolificità, è una delle grandi figure del Rinascimento scientifico italiano. La sua enciclopedia degli animali resta un monumento dell'erudizione seicentesca, anche dove le informazioni sono più leggendarie che accurate.
«Draco Aethiopicus» — tavola xilografica da Ulisse Aldrovandi, Serpentum et Draconum Historiae, Bologna, 1640.
John Ray fu il primo, nella sua Synopsis methodica animalium quadrupedum et serpenti generis (1693), a tentare una classificazione dei rettili secondo caratteri anatomici e fisiologici. Poi venne Linneo: a Linneo è dovuta l'introduzione del termine Amphibia come terza classe animale nel suo Systema Naturae (1767), che comprende un'associazione piuttosto curiosa: rettili quadrupedi, serpenti e persino lamprede e storioni tra i Nantes pinnati. La classificazione linneana era ancora imperfetta, ma la sistematica scientifica moderna era ormai avviata.
Fu il Laurenti (1768), nella sua opera fondamentale Specimen medicum exhibens synopsin Reptilium, a usare il termine Reptilia in senso più ampio di Linneo, aprendo la strada alla moderna tassonomia del gruppo.
Uno degli aspetti più intriganti dell'erpetologia è che studia due classi di animali che, in realtà, sono profondamente diverse tra loro. Rettili e anfibi presentano caratteristiche anatomiche, fisiologiche e ambientali molto diverse: l'epidermide e il rivestimento delle uova sono spessi, rigidi e impermeabili nei rettili — adattati anche ai climi più aridi — mentre negli anfibi sono sottili, morbidi ed estremamente permeabili, tanto che quasi tutti necessitano di un ambiente acquatico o molto umido.
Tradizionalmente, tuttavia, per lungo tempo gli anfibi sono stati compresi tra i rettili, e per questo motivo la scienza che li studia è rimasta unica. Solo nel 1859, con il progresso della sistematica zoologica, si riconobbe formalmente la separazione tra le due classi, dando vita alla batracologia — o anfibiologia — come settore autonomo, pur mantenendo l'erpetologia come disciplina omnicomprensiva.
In italiano, erpetologia e il relativo aggettivo erpetologico sono termini tecnici, di uso prevalentemente scientifico. Si parla di fauna erpetologica di un territorio, di collezioni erpetologiche nei musei di storia naturale, di ricerche erpetologiche in campo accademico. Il Museo di Storia Naturale di Venezia, ad esempio, ospita una raccolta erpetologica di quasi tremila esemplari, conservati per la maggior parte in etanolo, provenienti soprattutto dal Veneto, dal resto d'Italia e dal Nord Africa.
Chi pratica questa disciplina è l'erpetologo (o erpetologo); l'aggettivo è erpetologico; il sostantivo collettivo per la fauna studiata è erpetofauna. Questi derivati seguono con regolarità la morfologia italiana e non pongono difficoltà.
«Salamandra comune e Tritone cristato» — tavola calcografica colorata a mano, sec. XIX. La dicitura «Erpetologia — Urodeli» in testa alla tavola testimonia che, ancora nell'Ottocento, gli anfibi erano classificati sotto l'etichetta erpetologica.
Al di fuori dell'ambito strettamente scientifico, la parola resta rara nel parlato comune. Eppure la radice greca hérpō affiora in luoghi inattesi: nel termine medico herpes, la malattia della pelle che "striscia" lungo i nervi, e persino, secondo alcuni etimologi, nell'aggettivo erpicante, riferito a qualcosa che avanza raschiando il suolo.
C'è qualcosa di creativo, in fondo, nell'idea che una stessa radice abbia generato la scienza del serpente e il nome di una malattia che si muove silenziosamente sotto la pelle — come se il greco antico avesse colto, in quel gesto dello strisciare, qualcosa di universale e inquietante, qualcosa che appartiene al mondo prima dell'uomo.
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