SANTABARBARA

C'è qualcosa di singolare nell'itinerario che ha percorso questa parola: dalla fede di una giovane martire del III secolo al deposito delle munizioni di una nave da guerra, dal martirologio all'arsenale, dalla pietà al pericolo. Scritto in un'unica parola, senza maiuscola, come vuole l'uso consolidato, santabarbara è il termine con cui si designa il deposito delle munizioni e degli esplosivi a bordo di un'imbarcazione militare, e per estensione qualsiasi deposito di materiale bellico. Il vocabolario Treccani la registra come femminile singolare (plurale: santebàrbare), con accento sulla prima sillaba del secondo elemento, e ne ammette l'uso figurato — identico a quello di polveriera — per indicare una situazione di tensione latente sul punto di esplodere.

Il nome Barbara è di origine greca e significa, letteralmente, straniera: βάρβαρος /bárbaros/ era il termine con cui i Greci designavano chiunque non parlasse la loro lingua, probabilmente riproducendo onomatopeicamente il suono incomprensibile del discorso altrui. Usato da Omero in poi, originariamente senza connotazione necessariamente peggiorativa — semplicemente "colui che non parla greco" — acquistò progressivamente il senso di "rozzo, incivile, straniero" che conosciamo bene. Un'etimologia umile, quasi beffarda, per una figura che la tradizione cristiana ha elevato al rango di grande patrona.

Barbara — o Bàrbara di Nicomedia, come la identifica l'agiografia — sarebbe vissuta nel III secolo d.C. nell'odierna Turchia. La sua figura è divenuta celebre soprattutto grazie alla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, quella straordinaria raccolta medievale di biografie dei santi che ha plasmato per secoli l'immaginario religioso dell'Occidente. Secondo il racconto, suo padre Dioscuro — pagano, geloso, dispotico — la rinchiuse in una torre per tenerla lontana dai corteggiatori. Ma Barbara era già attratta dalla nuova fede cristiana: e quando il padre ordinò la costruzione di terme private per lei, con due sole finestre, ella ottenne che ne venisse aperta una terza, in omaggio alla Trinità. Dioscuro, capito il gesto, la denunciò come cristiana. Dopo torture miracolosamente superate, fu condannata a morte; e fu lo stesso padre a decapitarla. La punizione divina fu immediata: un fulmine lo colpì sul posto.


Lucas Cranach il Vecchio,
Martirio di Santa Barbara, ca. 1510.
Olio su tavola di tiglio, 153,4 × 137,8 cm.
The Metropolitan Museum of Art, New York.

Il dettaglio del fulmine che si abbatte sull'esecutore è la chiave simbolica dell'intera tradizione: Barbara divenne la patrona di coloro che temono la morte improvvisa per fuoco, per fulmine, per esplosione. Il suo patronato si estese nel tempo ad artiglieri, artificieri, minatori, vigili del fuoco e marinai militari. Nel 1954 papa Pio XII la dichiarò ufficialmente «principale patrona presso Dio dei militari italiani».

Il passaggio dalla santa al deposito di polvere da sparo è, a rifletterci bene, di una logica quasi crudele. Sulle navi da guerra — e anche nelle fortezze di terra — era consuetudine appendere l'immagine di Santa Barbara all'ingresso del locale dove venivano custodite le munizioni: un gesto di devozione, certo, ma anche un implicito riconoscimento del pericolo che vi si annidava. Quella presenza sacra era invocata come scudo contro lo scoppio accidentale. Col tempo, per metonimia, il locale prese il nome della santa che ne ornava la soglia. Il nome della protettrice finì per designare l'oggetto della protezione: la santabarbara era ormai il luogo in cui si custodiva la morte, vigilato da un'immagine di speranza.

Oggi, nella lingua comune, santabarbara vive soprattutto come metafora. Si dice che una regione tormentata da antichi rancori e rivalità insolute è «una santabarbara pronta a esplodere»; che certi rapporti di forza politica o sociale, apparentemente stabili, sono «seduti sopra una santabarbara». L'immagine è potente proprio perché evoca non solo il pericolo, ma la sua concentrazione in un luogo preciso, nascosto, invalicabile — viscere profonde di una nave o di uno stato che custodiscono l'energia distruttiva con cui potrebbero saltare per aria.

Una parola che porta ancora impressi, nello stesso suono, il segno della devozione e quello della distruzione.

Interno del Grand Magazine della HMS Victory, Portsmouth. Il rivestimento in rame, piombo e intonaco serviva a prevenire scintille, umidità e infestazioni di topi; durante la battaglia di Trafalgar (1805) il locale conteneva fino a 780 barili di polvere da sparo. È l'unico esempio superstite al mondo della santabarbara di un vascello di primo rango. Fonte: National Museum of the Royal Navy, Portsmouth (Regno Unito).

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