ASPASIA
Aspasia giunse ad Atene probabilmente intorno al 450 a.C. Essendo di origine milesia, le era preclusa la cittadinanza ateniese e, di conseguenza, un matrimonio legalmente riconosciuto con un cittadino. Nonostante ciò, strinse un legame duraturo con Pericle, lo statista che per decenni guidò la politica della città durante la sua età dell'oro. Fu un'unione che le fonti antiche non esitano a definire, se non un matrimonio in senso giuridico, certamente una delle relazioni più significative e pubblicamente in vista dell'epoca.
Ciò che rese straordinaria la figura di Aspasia , tuttavia, non fu soltanto il suo legame con Pericle, ma la reputazione intellettuale che seppe costruirsi in proprio. Le fonti antiche — non sempre attendibili e spesso ostili o ironiche — le attribuiscono un ruolo attivo nella vita culturale ateniese. Platone, nel dialogo Menesseno, fa dire a Socrate che fu Aspasia a comporre la celebre Orazione Funebre pronunciata da Pericle in onore dei caduti ateniesi — un'affermazione quasi certamente satirica, ma che testimonia comunque quanto la sua fama di donna colta e persuasiva fosse radicata già nell'antichità.
Erma di Aspasia, Musei Vaticani (Museo Pio-Clementino), Roma. Copia romana in marmo da un originale ellenistico, identificata tramite iscrizione con il suo nome. Fu rinvenuta presso Torre della Chiarrucia (Castrum Novum), vicino a Civitavecchia.
Si narra che la sua casa fosse un luogo di incontro per filosofi, politici e intellettuali, tra cui lo stesso Socrate, che secondo diverse testimonianze la frequentava e la teneva in grande considerazione. In un'epoca in cui alle donne ateniesi era generalmente negato l'accesso al dibattito pubblico e filosofico, una simile reputazione, vera o esagerata che fosse, rappresentava un'evidente anomalia.
Proprio per questo, Aspasia divenne bersaglio ricorrente della satira comica e degli avversari politici di Pericle. Fu accusata di ἀσέβεια /asébeia/ ("empietà, vilipendio della religione"), un'accusa che si inseriva in uno schema più ampio: colpire indirettamente lo statista attraverso le persone a lui più vicine. Che il processo si sia effettivamente svolto, e con quale esito, resta materia di dibattito tra gli studiosi; ciò che è certo è che la sua figura pubblica era abbastanza rilevante da attirare simili attacchi.
Dalla loro unione nacque un figlio, anch'egli chiamato Pericle. Nato da una relazione non riconosciuta legalmente, fu in seguito legittimato per decreto speciale — un gesto che rivela quanto suo padre tenesse a lui, nonostante le complicazioni della sua nascita. Il destino del giovane Pericle fu tragico: divenuto generale, fu tra i comandanti ateniesi giustiziati dopo la battaglia delle Arginuse, vittima delle tensioni politiche che seguirono quella controversa vicenda.
Il nome stesso di Aspasia (in greco, Ἀσπασία /Aspasía/, con l'accento sull'ultima sillaba) ha un'origine che pare quasi presagire il suo destino: deriva dal greco ἀσπάσιος /aspásios/ ("gradito", "bene accolto"), a sua volta imparentato con il verbo ἀσπάζομαι /aspázomai/ ("salutare con affetto"). Una donna il cui nome significava "la benvenuta" divenne, per la sua intelligenza e la sua posizione sociale anomala, tanto ammirata quanto bersagliata.
Aspasia rimane oggi una figura sfuggente, ricostruita più attraverso le testimonianze — spesso contraddittorie — di chi scrisse su di lei che attraverso parole proprie giunte fino a noi. Ma proprio questa ambiguità la rende un caso di studio affascinante su come l'Atene dell'età classica trattasse l'intelligenza femminile quando osava emergere.
Commenti
Posta un commento