BOIARI


Forma plurale del sost. masch. boiaro  (anticamente anche boiardo), che designa, nella storiografia italiana, gli appartenenti ai ceti aristocratici superiori di diversi stati dell’Europa orientale e sudorientale, in particolare della Rus’ medievale e della Russia moscovita, della Bulgaria e dei principati di Moldavia e Valacchia. Le loro funzioni e il loro ordinamento variarono considerevolmente secondo i luoghi e le epoche, ma essi costituirono generalmente l’élite nobiliare più vicina al principe, al granduca o allo zar.

La forma italiana boiaro deriva dal russo боярин /bojarin/, plurale бояре /bojare/, attraverso forme slave più antiche come boljarŭ. La variante boiardo risente invece della mediazione del francese boyard. Il tedesco Bojar appartiene alla medesima famiglia di prestiti, ma non è necessario supporlo come tramite diretto dell’italiano. L’origine remota del vocabolo rimane incerta: una spiegazione lo collega a una radice slava indicante grandezza o superiorità; un’altra al titolo protobulgaro, probabilmente turcico, boila, attribuito ai dignitari dell’antica aristocrazia bulgara. Il greco bizantino attesta nel X secolo la forma βολιάδες /boliádes/ per indicare i maggiorenti bulgari. Non appartengono invece alla stessa famiglia etimologica né bagatur — titolo militare turco-mongolico da cui è collegato l’ungherese bátor, «valoroso» — né Baiardo, il leggendario cavallo del paladino Rinaldo.

Odezhda boiarskaia, XVII secolo: i principi Repnin — Tavola di Fëdor Solncev (1801–1892), che documentò con rigore archeologico l'abbigliamento e le insegne della nobiltà russa d'antico regime. Il boiaro anziano indossa il caratteristico okhaben' foderato di pelliccia sopra un caffettano ricamato d'oro, con l'alto copricapo di pelliccia (gorlataia shapka) poggiato accanto a sé — segni distintivi del rango che il termine boiaro designava.

In Bulgaria, nella Rus’ di Kiev, nella Russia moscovita e nei principati romeni il ceto boiaro assunse forme diverse. Nella Rus’ di Kiev e nei principati sorti dalla sua frammentazione, i boiari provenivano in larga misura dagli ambienti più elevati del seguito principesco e costituivano un’aristocrazia militare, politica e fondiaria. Alcuni possedevano terre patrimoniali e, in determinati periodi, potevano trasferire il proprio servizio da un principe all’altro conservando i beni ereditari. Tale facoltà, tuttavia, non fu uniforme né permanente e venne progressivamente limitata dalla centralizzazione moscovita.

Fra il XV e il XVII secolo i più eminenti boiari russi parteciparono al consiglio del sovrano, tradizionalmente denominato Duma boiara. Più che un organo costituzionale regolato da competenze precise, esso rappresentava la consuetudine del principe o dello zar di consultare i principali dignitari e membri dell’élite di corte. La stessa espressione Duma boiara, del resto, è in larga parte una costruzione della storiografia successiva.

Il sistema russo del ме́стничество /mestničestvo/ — la precedenza negli incarichi fondata sul rango e sull’anzianità delle famiglie — fu abolito nel 1682 dallo zar Fëdor III. Pietro il Grande completò la trasformazione dell’antico ordine: nel 1711 sostituì il tradizionale consiglio boiaro con il Senato governante e nel 1722 introdusse la Tabella dei Ranghi, che organizzava le carriere militari, civili e di corte in quattordici classi. La nuova struttura non cancellò immediatamente le antiche famiglie, ma subordinò sempre più lo status nobiliare al servizio dello Stato e permise anche a uomini di origine non aristocratica di conseguire la nobiltà. Nel corso del XVIII secolo il titolo di boiaro cessò così di rappresentare una categoria autonoma, mentre le vecchie casate furono assorbite nella nobiltà imperiale.

Nei principati di Moldavia e Valacchia i boieri conservarono più a lungo una posizione dominante nell’amministrazione e nella proprietà fondiaria. I loro privilegi giuridici furono aboliti dalla Convenzione di Parigi del 1858; la riforma agraria promossa da Alexandru Ioan Cuza nel 1864 ridusse ulteriormente le strutture fondiarie ereditate dall’antico regime. Le famiglie boiare, tuttavia, continuarono a esercitare una notevole influenza economica, politica e culturale fino al Novecento, quando le riforme agrarie successive alla Prima guerra mondiale ridimensionarono radicalmente la grande proprietà.

Il cognome Boiardo, reso celebre da Matteo Maria Boiardo (1441–1494), autore dell’Orlando innamorato e conte di Scandiano, apparteneva a una famiglia feudataria degli Estensi già documentata in Emilia nel Medioevo. Non esistono elementi sufficienti per collegarlo alla casta aristocratica slava: la somiglianza con la variante italiana boiardo deve quindi essere considerata una coincidenza o, quanto meno, un rapporto etimologico non dimostrato.

Nell’italiano contemporaneo boiaro o boiardo ha acquistato anche un significato figurato, generalmente polemico o spregiativo: indica un alto dirigente, un potente notabile o il membro di un’oligarchia chiusa e privilegiata. Da qui espressioni come boiardi di Stato, boiardi dell’industria o boiardi del partito, nelle quali dell’antica aristocrazia sopravvive soprattutto l’immagine del potere esercitato dall’alto — senza necessariamente sopportare il fastidio di doverne rendere conto.

L'ambasciata russa presso il Sacro Romano Imperatore Massimiliano II a Ratisbona, 1576 — Incisione tedesca coeva che raffigura il corteo e la ricezione della delegazione moscovita alla corte imperiale, con i boiari e i loro seguiti nei ricchi caffettani e copricapi di pelliccia che ne segnalavano il rango — testimonianza diretta di come l'aristocrazia russa si presentasse, e fosse percepita, nell'Europa cinquecentesca.

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