GIAPETO
La sua vera importanza, infatti, non risiede tanto nelle sue gesta quanto nella sua discendenza. Sposò l'Oceanina Climene (o, secondo altre versioni, Asia), e da questa unione nacquero quattro figli destinati a segnare profondamente l'immaginario greco: Atlante, condannato a reggere sulle spalle la volta celeste; Menezio, fulminato da Zeus per la sua tracotanza e precipitato nell'Erebo; Epimeteo, la cui imprudenza avrebbe aperto la strada ai mali del mondo attraverso Pandora; e soprattutto Prometeo, il titano che rubò il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, pagando il furto con un supplizio eterno.
È proprio attraverso questa progenie che Giapeto assume un significato più ampio: gli antichi lo consideravano, in un certo senso, il progenitore mitico dell'umanità stessa, o quantomeno della condizione umana con le sue miserie e le sue aspirazioni.
L'Atlante Farnese: statua marmorea romana del II secolo d.C. (copia di un originale greco più antico), conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nessuna iconografia antica di Giapeto è invece giunta fino a noi: è il figlio Atlante, condannato a reggere la volta celeste, a conservarne visivamente la memoria.
Sul nome di Giapeto — in greco antico Ἰαπετός /Iapetós/ — non esiste un’etimologia generalmente accolta. Tradizionalmente lo si è accostato al verbo ἰάπτω /iápto/, «scagliare, colpire, ferire», interpretandolo variamente come «colui che è scagliato» o, con maggiore libertà, «colui che colpisce»: da quest’ultima lettura derivano le traduzioni divulgative «il trafittore» o «il lanciere», che non possono tuttavia considerarsi filologicamente sicure. Il linguista olandese Robert Beekes ha invece ritenuto il nome di origine pre-greca, osservando che il suffisso -ετος ricorre nel lessico attribuito al sostrato non indoeuropeo dell’Egeo. L’ipotesi si accorda con l’origine pre-greca da lui proposta per diversi altri teonimi, ma non basta, da sola, a dimostrare che Giapeto o l’intera generazione dei Titani appartenessero a un più antico pantheon preellenico. Può tuttavia suggerire che almeno alcuni dei loro nomi affondino le radici in strati linguistici e religiosi anteriori alla sistemazione genealogica compiuta dalla poesia esiodea.
Un diverso accostamento, fondato non sul lessico greco ma sulla comparazione fra tradizioni mitologiche, è quello fra Giapeto e il biblico Iafet, figlio di Noè. Proposto già dagli eruditi della prima età moderna e ripreso nell’Ottocento dagli studiosi di mitologia comparata, il confronto nasce anzitutto dall’evidente somiglianza dei due nomi. Il loro rapporto storico ed etimologico rimane però incerto: potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza fonetica, ma alcuni studiosi hanno ipotizzato una vera influenza della tradizione greca su quella biblica. A rendere particolarmente suggestivo il parallelismo contribuisce la funzione genealogica delle due figure: Iafet è presentato nella Tavola delle nazioni come progenitore di numerosi popoli, mentre Giapeto, padre di Atlante, Prometeo, Epimeteo e Menezio, si trova all’origine, attraverso Prometeo e suo figlio Deucalione, dell’umanità greca sopravvissuta al diluvio. La corrispondenza è dunque degna di attenzione, ma non costituisce, da sola, la prova di un’identità originaria fra i due personaggi.
Nella Titanomachia, la guerra cosmica tra Titani e Olimpi, Giapeto si schierò naturalmente al fianco dei suoi fratelli contro Zeus. Sconfitto insieme agli altri Titani ribelli, fu precipitato nel Tartaro, l'abisso più profondo del mondo sotterraneo, dove — secondo Omero nell'Iliade — sedeva accanto a Crono, lontano dalla luce del sole e dai venti, in una prigione di bronzo e tenebra eterna. Alcune tradizioni successive, tuttavia, narrano di una sorte diversa per Atlante, condannato invece a un supplizio più visibile e simbolico: sostenere il cielo ai confini del mondo, presso le colonne che ancora oggi portano il suo nome.
Il nome di Giapeto è sopravvissuto anche altrove, in modo forse inatteso: nel 1789 l'astronomo Wilhelm Herschel lo scelse per battezzare una delle lune di Saturno, seguendo la convenzione di intitolare i satelliti del pianeta ai Titani della mitologia greca. Giapeto, la luna, si distingue per un curioso dualismo cromatico — un emisfero scuro come pece, l'altro candido come neve — quasi un'eco involontaria della duplice eredità del padre mitico: da un lato Prometeo, benefattore audace dell'umanità, dall'altro Epimeteo, artefice involontario delle sue sciagure.
Così, pur restando una figura marginale nei racconti tramandati, Giapeto continua a proiettare la sua ombra silenziosa sia sulla volta celeste dei miti antichi, sia, letteralmente, tra gli anelli di Saturno.
Commenti
Posta un commento