MELAMPO

L’impala ha, in italiano, anche un nome meno conosciuto: melampo, che richiama l’epiteto scientifico della specie, Aepyceros melampus. Descritta nel 1812 dal naturalista tedesco Martin Hinrich Lichtenstein come Antilope melampus, la specie fu successivamente collocata nel genere Aepyceros. Il nome scientifico attuale deriva completamente dal greco: αἰπύς /aipýs/, «alto», e κέρας /kéras/, «corno», per il genere; μέλας /mélas/, «nero», e πούς /poús/, «piede», per l’epiteto specifico. Dunque, l’antilope dalle corna alte e dai piedi neri.

Il «piede nero» non è una metafora. Sopra gli zoccoli degli arti posteriori l’impala (o melampo) porta caratteristici ciuffi di peli scuri che ricoprono ghiandole odorifere. La loro funzione non è del tutto chiarita: si ritiene che le secrezioni possano aiutare gli animali a mantenere il contatto o a ritrovarsi quando il branco si disperde nella fuga.

La stessa parola ha una storia illustre. Melampo era l’indovino del mito greco capace di comprendere il linguaggio degli animali; secondo una tradizione, doveva il nome ai piedi anneriti dal sole quando la madre lo aveva deposto, neonato, all’ombra, lasciandoli scoperti. In Pinocchio, poi, Melampo è il cane del contadino, morto il giorno in cui il burattino viene incatenato al suo posto a guardia del pollaio. Un custode dalla fedeltà alquanto elastica: dalle faine riceveva una gallina in cambio del silenzio sulle loro razzie. L’impala, quanto a vigilanza, fa decisamente più onore al nome.

Un maschio di impala o melampo (Aepyceros melampus), nel Botswana settentrionale. Ben visibili le corna a lira e i ciuffi neri sopra gli zoccoli posteriori, cui deve il nome. Foto di Hein Waschefort, 10 novembre 2012, da Wikimedia Commons.

Diffuso nell’Africa orientale e australe, predilige gli ambienti di transizione fra prateria e boscaglia, generalmente in prossimità dell’acqua. Alto al garrese all’incirca fra 75 e 95 centimetri, ha il dorso rosso-bruno lucente, i fianchi più chiari e il ventre bianco. Soltanto i maschi portano le corna, anellate e a forma di lira, che negli esemplari maggiori superano gli 80 centimetri. Alterna pascolo e brucatura secondo la stagione e le risorse disponibili: soprattutto erba fresca dopo le piogge, più foglie e germogli durante la stagione secca.

La sua firma è il salto. Allarmato, il branco si disperde con improvvisi cambi di direzione e balzi spettacolari, che possono raggiungere circa 3 metri d’altezza o 10 di lunghezza e contribuire a disorientare il predatore. Durante gli amori, i maschi territoriali contendono ai rivali l’accesso alle femmine e fanno risuonare un sorprendente richiamo rauco e potente. Nell’Africa australe le nascite si concentrano spesso in poche settimane, in coincidenza con l’inizio della stagione piovosa, quando torna disponibile erba di buona qualità.

Curiosa è anche la toelettatura reciproca: due animali si puliscono a vicenda testa e collo, alternandosi in brevi turni. Un servizio contro le zecche nelle zone difficili da raggiungere con la propria bocca.

Nel complesso, la specie non è attualmente considerata minacciata: l’IUCN la classifica «a rischio minimo» e le stime disponibili indicano una popolazione mondiale dell’ordine di due milioni di capi. Più delicata è la situazione dell’impala dalla faccia nera (A. m. petersi), classificato come vulnerabile e originario di un’area limitata fra la Namibia nordoccidentale e l’Angola sudoccidentale.

Così il melampo resta una delle antilopi più comuni da incontrare nei safari, tanto comune che il visitatore finisce per non guardarla più. Meriterebbe uno sguardo in più: i ciuffi neri sopra gli zoccoli posteriori, le corna a lira, il balzo che svuota una radura. Il nome greco, a ben vedere, gli calza a pennello.

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